Title | Critica dell’apparente e critica apparente. Simplicio interprete di Parmenide nel Commentario al De Caelo di Aristotele. Saggio introduttivo, raccolta dei testi, traduzione e commentario |
Type | Monograph |
Language | Italian |
Date | 2017 |
Publication Place | Sankt Augustin |
Publisher | Academia Verlag |
Series | Symbolon |
Volume | 44 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
Nell'opera di Simplicio l'esegesi non può essere separata dalla filosofia neoplatonica presa nel suo senso più ampio: ciò che egli ci propone non è soltanto una interpretazione complessiva del reale a partire da premesse platonico-aristoteliche, ma anche una Weltanschauung che è, o ritiene di essere, quella degli Elleni, e che trova la sua espressione più completa nell'accordo, µ , tra le filosofie di Aristotele, di Platone e dei Preplatonici e le antiche tradizioni teologiche. Questo libro di Ivan Adriano Licciardi, che completa felicemente la sua opera precedente, persegue del tutto opportunamente questa linea di ricerca e arricchisce la nostra visione su Simplicio filosofo, che cita e interpreta Parmenide. Questo libro mostra, attraverso una lettura minuziosa dei passi interessati del Commentario al De Caelo, che, secondo l'esegesi del filosofo neoplatonico, il vecchio filosofo di Elea - come altri filosofi che rappresentano la - anticipa Platone e, nella prospettiva della µ , anche Aristotele, nella misura in cui Parmenide concepì una ontologia dualista, che ingloba tanto il mondo dell'essere - uno quanto il mondo del divenire - molteplice, e nella quale la verità del mondo intelligibile conferisce uno statuto apparente al mondo sensibile'. |
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Title | Il Parmenide e il Sofista di Platone riletti da Simplicio |
Type | Book Section |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Published in | Princeps philosophorum. Platone nell’Occidente tardo-antico, medievale e umanistico |
Pages | 171-188 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | Boriello, Maria , Vitale, Angelo Maria |
Translator(s) |
È bene trarre a questo punto qualche considerazione conclusiva da quanto detto in questo studio, nel quale spero di avere sufficientemente mostrato il peso e il valore che Platone riveste in Simplicio a correzione del modo in cui il rapporto essere-uno viene discusso criticamente da Aristotele in Phys. 1,2. Il contributo teorico di Simplicio pare sostanziarsi sia nel reperimento, nel Parmenide, di quella che secondo lui è la nozione eleatica di essere-uno, sia nella precisazione che in tale dialogo si trova anche una nozione di uno superiore all’essere, l’uno che non è. Tale nozione si ritroverebbe anche nel Sofista sotto forma di critica di Platone alla posizione dei filosofi monisti. Il Parmenide e il Sofista sarebbero, quindi, i dialoghi in cui Platone avrebbe risolto l’aporia dell’uni-molteplicità sia nell’ambito del sensibile che in quello dell’intelligibile. Questa rielaborazione di Platone, la quale richiama in maniera implicita la storia delle esegesi neoplatoniche del Parmenide, costituirebbe verosimilmente un indizio della rielaborazione neoplatonica del platonismo a cui Simplicio fornisce il suo contributo, ovvero di un platonismo che (eccezione fatta, forse, per il solo Porfirio), da Plotino in poi, reca in sé le tracce precise della svolta meontologica operata da quest’ultimo. Se Aristotele ha risolto l’aporia dell’uno e dei molti sul piano sensibile, pensa Simplicio, facendo coesistere l’unità della sostanza (la quale garantisce l’unità dell’intero in virtù del suo sussistere per sé) e la molteplicità degli accidenti (che invece non sussistono per sé), Platone ha invece affrontato e risolto l’aporia sotto un duplice profilo, sensibile (Parmenide) e intelligibile (Sofista) a un tempo. Anche a proposito della soluzione all’aporia dell’uno e dei molti, Simplicio tende, dunque, ad analizzare la posizione di Aristotele alla luce di quella di Platone e in subordine a questa, o perlomeno intendendo questa come completiva di quella, analogamente a quanto si è visto in riferimento alla querelle sugli Eleati. Anche a proposito di quest’ultima Simplicio si mostra lettore attento, quando è possibile aderente ad Aristotele, che era considerato da tutti i neoplatonici filosofo di straordinario ingegno, ma senza mai dimenticare che la somma auctoritas spetta senza dubbio a Platone, in linea con un atteggiamento ermeneutico, risalente almeno a Porfirio, che è conciliarista ma in un rapporto decisamente asimmetrico, dal momento che è solo Platone, per Simplicio come per tutti i platonici d’ogni tempo, l’unico vero princeps philosophorum. [conclusion 187–188] |
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Title | L'esperienza estetica fra logica e cosmologia nel Commentario alla Fisica di Simplicio |
Type | Article |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Journal | Athenaeum |
Volume | 104 |
Issue | 1 |
Pages | 186-200 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
In this paper I will explain some passages of Simplicius, in Phys. 1, in which the Commentator discusses the Aristotelian expression pephyke de ek tôn gvorimoteron (Phys. 1.1, 184a. 16). Here Simplicius distinguishes ta gnorimotera from to autopiston, such as the definitions and the immediate premises, and from the dianoetic knowledge, which is syllogistic and demonstrative. Notwithstanding the topic o f these passages is epistemological, here the Commentator, through a syllogism in which there is an evident reminiscence o f Plato’s Timaeus, cites the beauty o f the universe as an initial step to raise to the goodness o f die Demiurge. After an articulated investigation (in which are involved, as well, Aristotle’s Rhetoric and above all P osteriorA nalytics), Simplicius concludes that to kalon has the same statute of gnorimoteron hemîn (Arise. Phys. 1.1.184a.l6). The purpose o f the Commentator seems that to conciliate Plato and Aristotle, and the result is an original and creative, but at the same rime exact and careful, way to do the exegesis of Aristotle’s Physics. [Author's abstract] |
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Title | Parmenide tràdito, Parmenide tradìto nel Commentario di Simplicio alla Fisica di Aristotele. Saggio introduttivo, raccolta dei testi in greco, traduzione e commentario |
Type | Monograph |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Publication Place | Sankt Augustin |
Publisher | Academia Verlag |
Series | Symbolon |
Volume | 42 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
Questo libro di Ivan Adriano Licciardi su Parmenide nel Commento alla Fisica di Simplicio colma una vistosa e per certi aspetti paradossale lacuna negli studi sul Neoplatonismo: sebbene Simplicio (VI sec. d.C.) rappresenti una delle fonti più importanti per la ricostruzione del poema di Parmenide (costituisce l'unico testimone dei celebri frr. 6 e 8), manca a tutt'oggi uno studio approfondito dedicato alla sua interpretazione della figura di Parmenide e in generale della filosofia eleatica. Il lavoro di Licciardi, accurato dal punto di vista filologico, ben documentato sotto l'aspetto storiografico e dotato di acume filosofico, costituisce dunque un contributo prezioso, e per più di un aspetto seminale, su un nodo strategico della trasmissione e della ricezione del pensiero di Parmenide. L'ipotesi interpretativa che regge l'impianto storiografico di questo studio è che il Parmenide tràdito di Simplicio sia contemporaneamente un Parmenide tradìto. In effetti, Simplicio si impegna a promuovere un'immagine di Parmenide che risulti omogenea alla strategia concordista che attraversa una larga parte del tardo neoplatoni-smo pagano. La sostanziale convergenza tra Platone e Aristotele viene estesa da Simplicio anche a Parmenide, al quale egli attribuisce un'attitudine filosofica che anticipa il bi-mondismo formu-lato da Platone. Come già prima di lui aveva fatto Plutarco di Cheronea, anche Simplicio attri-buisce a Parmenide la formulazione dell'opposizione 'platonica' tra intelligibile e sensibile; sul-le orme di Plotino Simplicio interpreta il monismo ontologico di Parmenide, ossia la concezione dell'essere-uno, come una prefigurazione della seconda 'ipotesi' dell'esercizio del Parmenide platonico, dove vengono esaminate le conseguenze a partire dall'uno che è. Del resto la stessa critica che Aristotele muove a Parmenide e all'Eleatismo viene fortemente indebolita da Simplicio, che la piega alle esigenze della sua attitudine concordista. Il risultato di una simile operazione è, come spiega bene Licciardi, che il Parmenide di Simplicio non è né quello storico, né quello 'platonico', ossia quello messo in scena nel Parmenide, e neppure quello 'aristotelico', cioè quello contenuto nel I libro della Fisica. [Franco Ferrari] |
Online Resources | Parmenide tradìto nel Commentario di Simplicio |
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Title | Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19 |
Type | Book Section |
Language | Italian |
Date | 2014 |
Published in | ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti |
Pages | 537-549 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele |
Translator(s) |
L'obiettivo che mi propongo di raggiungere in questa mia indagine è duplice: da un lato, cercherò di comprendere il posizionamento di Simplicio in merito a una delicata questione ermeneutica, sollevata da due linee interpretative differenti. L'esegesi del passo aristotelico in questione è considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall’altro lato, mi adopererò per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio. Preciso subito che non ricercherò di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrerò piuttosto sull’interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica. La critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 è nota per la sua problematicità, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato è che indagare se l’essere è uno e immobile non è indegno della natura, e che, comunque, non lo è se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico. In particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche più recenti, cioè quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe—ed è così interpretata dalla quasi totalità dei traduttori moderni della Fisica aristotelica—che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Così, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura. Lungi dall’essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura. Quest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, è stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averroè sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. Mansion, per giustificare la sua interpretazione, si richiama prevalentemente alle traduzioni arabe, da cui derivano le versioni latine di Gerardo da Cremona e di Michele Scoto. Pellegrin, invece, si sofferma sull'affermazione di Aristotele secondo la quale il filosofo ritiene opportuno risolvere non tutte le aporie, ma solo quelle di cui si può mostrare la falsità a partire dai principi (Phys. I, 2, 185a14-16). Egli analizza l’esempio della quadratura del cerchio, la cui soluzione da parte di Antifonte non è considerata da Aristotele come una questione che debba essere affrontata dal geometra, al contrario della procedura per mezzo delle sezioni, la cui risoluzione è precisamente di competenza del geometra. Di qui, Pellegrin stabilisce un’analogia tra Parmenide e Melisso da un lato—i quali assumono che l’essere è uno e immobile—e Antifonte dall’altro lato—il quale cercò di risolvere il problema della quadratura del cerchio mediante l’iscrizione nel cerchio di poligoni regolari—procedura che per Aristotele non è accettabile dal punto di vista del geometra. Sia Mansion che Pellegrin riconoscono che la lettura secondo la quale Parmenide e Melisso avrebbero sì indagato sulla natura, ma avrebbero sollevato aporie che non riguardano la natura, si trova già in Porfirio e in Alessandro, come si desume dal testo di Simplicio. Nessuno dei due studiosi, tuttavia, ha presentato in dettaglio la discussione di Simplicio, che presenta diversi tratti interessanti e che vale la pena interpretare correttamente. Non solo perché Alessandro, tra le due interpretazioni possibili, sceglie quella secondo cui, per Aristotele, gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura, ma anche perché alla fine del suo commento Simplicio stesso sembra sfumare la radicalità della sua critica ad Alessandro e, quindi, anche della sua propensione a interpretare nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura. [introduction p. 537-539] |
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L'esegesi del passo aristotelico in questione \u00e8 considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall\u2019altro lato, mi adoperer\u00f2 per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio.\r\nPreciso subito che non ricercher\u00f2 di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrer\u00f2 piuttosto sull\u2019interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica.\r\nLa critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 \u00e8 nota per la sua problematicit\u00e0, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato \u00e8 che indagare se l\u2019essere \u00e8 uno e immobile non \u00e8 indegno della natura, e che, comunque, non lo \u00e8 se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico.\r\nIn particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche pi\u00f9 recenti, cio\u00e8 quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe\u2014ed \u00e8 cos\u00ec interpretata dalla quasi totalit\u00e0 dei traduttori moderni della Fisica aristotelica\u2014che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Cos\u00ec, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura.\r\nLungi dall\u2019essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura.\r\nQuest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, \u00e8 stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averro\u00e8 sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. 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Egli analizza l\u2019esempio della quadratura del cerchio, la cui soluzione da parte di Antifonte non \u00e8 considerata da Aristotele come una questione che debba essere affrontata dal geometra, al contrario della procedura per mezzo delle sezioni, la cui risoluzione \u00e8 precisamente di competenza del geometra.\r\nDi qui, Pellegrin stabilisce un\u2019analogia tra Parmenide e Melisso da un lato\u2014i quali assumono che l\u2019essere \u00e8 uno e immobile\u2014e Antifonte dall\u2019altro lato\u2014il quale cerc\u00f2 di risolvere il problema della quadratura del cerchio mediante l\u2019iscrizione nel cerchio di poligoni regolari\u2014procedura che per Aristotele non \u00e8 accettabile dal punto di vista del geometra.\r\nSia Mansion che Pellegrin riconoscono che la lettura secondo la quale Parmenide e Melisso avrebbero s\u00ec indagato sulla natura, ma avrebbero sollevato aporie che non riguardano la natura, si trova gi\u00e0 in Porfirio e in Alessandro, come si desume dal testo di Simplicio. Nessuno dei due studiosi, tuttavia, ha presentato in dettaglio la discussione di Simplicio, che presenta diversi tratti interessanti e che vale la pena interpretare correttamente. Non solo perch\u00e9 Alessandro, tra le due interpretazioni possibili, sceglie quella secondo cui, per Aristotele, gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura, ma anche perch\u00e9 alla fine del suo commento Simplicio stesso sembra sfumare la radicalit\u00e0 della sua critica ad Alessandro e, quindi, anche della sua propensione a interpretare nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura.\r\n[introduction p. 537-539]","btype":2,"date":"2014","language":"Italian","online_url":"","online_resources":"https:\/\/uni-koeln.sciebo.de\/s\/U8p9nMTxWVQUE6R","doi_url":null,"categories":[],"authors":[{"id":246,"full_name":"Licciardi, Ivan Adriano","role":{"id":1,"role_name":"author"}},{"id":24,"full_name":"Cardullo, R. 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Title | Critica dell’apparente e critica apparente. Simplicio interprete di Parmenide nel Commentario al De Caelo di Aristotele. Saggio introduttivo, raccolta dei testi, traduzione e commentario |
Type | Monograph |
Language | Italian |
Date | 2017 |
Publication Place | Sankt Augustin |
Publisher | Academia Verlag |
Series | Symbolon |
Volume | 44 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
Nell'opera di Simplicio l'esegesi non può essere separata dalla filosofia neoplatonica presa nel suo senso più ampio: ciò che egli ci propone non è soltanto una interpretazione complessiva del reale a partire da premesse platonico-aristoteliche, ma anche una Weltanschauung che è, o ritiene di essere, quella degli Elleni, e che trova la sua espressione più completa nell'accordo, µ , tra le filosofie di Aristotele, di Platone e dei Preplatonici e le antiche tradizioni teologiche. Questo libro di Ivan Adriano Licciardi, che completa felicemente la sua opera precedente, persegue del tutto opportunamente questa linea di ricerca e arricchisce la nostra visione su Simplicio filosofo, che cita e interpreta Parmenide. Questo libro mostra, attraverso una lettura minuziosa dei passi interessati del Commentario al De Caelo, che, secondo l'esegesi del filosofo neoplatonico, il vecchio filosofo di Elea - come altri filosofi che rappresentano la - anticipa Platone e, nella prospettiva della µ , anche Aristotele, nella misura in cui Parmenide concepì una ontologia dualista, che ingloba tanto il mondo dell'essere - uno quanto il mondo del divenire - molteplice, e nella quale la verità del mondo intelligibile conferisce uno statuto apparente al mondo sensibile'. |
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Title | Il Parmenide e il Sofista di Platone riletti da Simplicio |
Type | Book Section |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Published in | Princeps philosophorum. Platone nell’Occidente tardo-antico, medievale e umanistico |
Pages | 171-188 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | Boriello, Maria , Vitale, Angelo Maria |
Translator(s) |
È bene trarre a questo punto qualche considerazione conclusiva da quanto detto in questo studio, nel quale spero di avere sufficientemente mostrato il peso e il valore che Platone riveste in Simplicio a correzione del modo in cui il rapporto essere-uno viene discusso criticamente da Aristotele in Phys. 1,2. Il contributo teorico di Simplicio pare sostanziarsi sia nel reperimento, nel Parmenide, di quella che secondo lui è la nozione eleatica di essere-uno, sia nella precisazione che in tale dialogo si trova anche una nozione di uno superiore all’essere, l’uno che non è. Tale nozione si ritroverebbe anche nel Sofista sotto forma di critica di Platone alla posizione dei filosofi monisti. Il Parmenide e il Sofista sarebbero, quindi, i dialoghi in cui Platone avrebbe risolto l’aporia dell’uni-molteplicità sia nell’ambito del sensibile che in quello dell’intelligibile. Questa rielaborazione di Platone, la quale richiama in maniera implicita la storia delle esegesi neoplatoniche del Parmenide, costituirebbe verosimilmente un indizio della rielaborazione neoplatonica del platonismo a cui Simplicio fornisce il suo contributo, ovvero di un platonismo che (eccezione fatta, forse, per il solo Porfirio), da Plotino in poi, reca in sé le tracce precise della svolta meontologica operata da quest’ultimo. Se Aristotele ha risolto l’aporia dell’uno e dei molti sul piano sensibile, pensa Simplicio, facendo coesistere l’unità della sostanza (la quale garantisce l’unità dell’intero in virtù del suo sussistere per sé) e la molteplicità degli accidenti (che invece non sussistono per sé), Platone ha invece affrontato e risolto l’aporia sotto un duplice profilo, sensibile (Parmenide) e intelligibile (Sofista) a un tempo. Anche a proposito della soluzione all’aporia dell’uno e dei molti, Simplicio tende, dunque, ad analizzare la posizione di Aristotele alla luce di quella di Platone e in subordine a questa, o perlomeno intendendo questa come completiva di quella, analogamente a quanto si è visto in riferimento alla querelle sugli Eleati. Anche a proposito di quest’ultima Simplicio si mostra lettore attento, quando è possibile aderente ad Aristotele, che era considerato da tutti i neoplatonici filosofo di straordinario ingegno, ma senza mai dimenticare che la somma auctoritas spetta senza dubbio a Platone, in linea con un atteggiamento ermeneutico, risalente almeno a Porfirio, che è conciliarista ma in un rapporto decisamente asimmetrico, dal momento che è solo Platone, per Simplicio come per tutti i platonici d’ogni tempo, l’unico vero princeps philosophorum. [conclusion 187–188] |
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Il contributo teorico di Simplicio pare sostanziarsi sia nel reperimento, nel Parmenide, di quella che secondo lui \u00e8 la nozione eleatica di essere-uno, sia nella precisazione che in tale dialogo si trova anche una nozione di uno superiore all\u2019essere, l\u2019uno che non \u00e8. Tale nozione si ritroverebbe anche nel Sofista sotto forma di critica di Platone alla posizione dei filosofi monisti.\r\n\r\nIl Parmenide e il Sofista sarebbero, quindi, i dialoghi in cui Platone avrebbe risolto l\u2019aporia dell\u2019uni-molteplicit\u00e0 sia nell\u2019ambito del sensibile che in quello dell\u2019intelligibile. 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Anche a proposito della soluzione all\u2019aporia dell\u2019uno e dei molti, Simplicio tende, dunque, ad analizzare la posizione di Aristotele alla luce di quella di Platone e in subordine a questa, o perlomeno intendendo questa come completiva di quella, analogamente a quanto si \u00e8 visto in riferimento alla querelle sugli Eleati.\r\n\r\nAnche a proposito di quest\u2019ultima Simplicio si mostra lettore attento, quando \u00e8 possibile aderente ad Aristotele, che era considerato da tutti i neoplatonici filosofo di straordinario ingegno, ma senza mai dimenticare che la somma auctoritas spetta senza dubbio a Platone, in linea con un atteggiamento ermeneutico, risalente almeno a Porfirio, che \u00e8 conciliarista ma in un rapporto decisamente asimmetrico, dal momento che \u00e8 solo Platone, per Simplicio come per tutti i platonici d\u2019ogni tempo, l\u2019unico vero princeps philosophorum. 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Title | L'esperienza estetica fra logica e cosmologia nel Commentario alla Fisica di Simplicio |
Type | Article |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Journal | Athenaeum |
Volume | 104 |
Issue | 1 |
Pages | 186-200 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
In this paper I will explain some passages of Simplicius, in Phys. 1, in which the Commentator discusses the Aristotelian expression pephyke de ek tôn gvorimoteron (Phys. 1.1, 184a. 16). Here Simplicius distinguishes ta gnorimotera from to autopiston, such as the definitions and the immediate premises, and from the dianoetic knowledge, which is syllogistic and demonstrative. Notwithstanding the topic o f these passages is epistemological, here the Commentator, through a syllogism in which there is an evident reminiscence o f Plato’s Timaeus, cites the beauty o f the universe as an initial step to raise to the goodness o f die Demiurge. After an articulated investigation (in which are involved, as well, Aristotle’s Rhetoric and above all P osteriorA nalytics), Simplicius concludes that to kalon has the same statute of gnorimoteron hemîn (Arise. Phys. 1.1.184a.l6). The purpose o f the Commentator seems that to conciliate Plato and Aristotle, and the result is an original and creative, but at the same rime exact and careful, way to do the exegesis of Aristotle’s Physics. [Author's abstract] |
Online Resources | https://uni-koeln.sciebo.de/s/5jR4LzCbg0vHYAp |
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Title | Parmenide tràdito, Parmenide tradìto nel Commentario di Simplicio alla Fisica di Aristotele. Saggio introduttivo, raccolta dei testi in greco, traduzione e commentario |
Type | Monograph |
Language | Italian |
Date | 2016 |
Publication Place | Sankt Augustin |
Publisher | Academia Verlag |
Series | Symbolon |
Volume | 42 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | |
Translator(s) |
Questo libro di Ivan Adriano Licciardi su Parmenide nel Commento alla Fisica di Simplicio colma una vistosa e per certi aspetti paradossale lacuna negli studi sul Neoplatonismo: sebbene Simplicio (VI sec. d.C.) rappresenti una delle fonti più importanti per la ricostruzione del poema di Parmenide (costituisce l'unico testimone dei celebri frr. 6 e 8), manca a tutt'oggi uno studio approfondito dedicato alla sua interpretazione della figura di Parmenide e in generale della filosofia eleatica. Il lavoro di Licciardi, accurato dal punto di vista filologico, ben documentato sotto l'aspetto storiografico e dotato di acume filosofico, costituisce dunque un contributo prezioso, e per più di un aspetto seminale, su un nodo strategico della trasmissione e della ricezione del pensiero di Parmenide. L'ipotesi interpretativa che regge l'impianto storiografico di questo studio è che il Parmenide tràdito di Simplicio sia contemporaneamente un Parmenide tradìto. In effetti, Simplicio si impegna a promuovere un'immagine di Parmenide che risulti omogenea alla strategia concordista che attraversa una larga parte del tardo neoplatoni-smo pagano. La sostanziale convergenza tra Platone e Aristotele viene estesa da Simplicio anche a Parmenide, al quale egli attribuisce un'attitudine filosofica che anticipa il bi-mondismo formu-lato da Platone. Come già prima di lui aveva fatto Plutarco di Cheronea, anche Simplicio attri-buisce a Parmenide la formulazione dell'opposizione 'platonica' tra intelligibile e sensibile; sul-le orme di Plotino Simplicio interpreta il monismo ontologico di Parmenide, ossia la concezione dell'essere-uno, come una prefigurazione della seconda 'ipotesi' dell'esercizio del Parmenide platonico, dove vengono esaminate le conseguenze a partire dall'uno che è. Del resto la stessa critica che Aristotele muove a Parmenide e all'Eleatismo viene fortemente indebolita da Simplicio, che la piega alle esigenze della sua attitudine concordista. Il risultato di una simile operazione è, come spiega bene Licciardi, che il Parmenide di Simplicio non è né quello storico, né quello 'platonico', ossia quello messo in scena nel Parmenide, e neppure quello 'aristotelico', cioè quello contenuto nel I libro della Fisica. [Franco Ferrari] |
Online Resources | Parmenide tradìto nel Commentario di Simplicio |
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Title | Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19 |
Type | Book Section |
Language | Italian |
Date | 2014 |
Published in | ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti |
Pages | 537-549 |
Categories | no categories |
Author(s) | Licciardi, Ivan Adriano |
Editor(s) | Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele |
Translator(s) |
L'obiettivo che mi propongo di raggiungere in questa mia indagine è duplice: da un lato, cercherò di comprendere il posizionamento di Simplicio in merito a una delicata questione ermeneutica, sollevata da due linee interpretative differenti. L'esegesi del passo aristotelico in questione è considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall’altro lato, mi adopererò per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio. Preciso subito che non ricercherò di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrerò piuttosto sull’interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica. La critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 è nota per la sua problematicità, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato è che indagare se l’essere è uno e immobile non è indegno della natura, e che, comunque, non lo è se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico. In particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche più recenti, cioè quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe—ed è così interpretata dalla quasi totalità dei traduttori moderni della Fisica aristotelica—che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Così, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura. Lungi dall’essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura. Quest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, è stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averroè sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. Mansion, per giustificare la sua interpretazione, si richiama prevalentemente alle traduzioni arabe, da cui derivano le versioni latine di Gerardo da Cremona e di Michele Scoto. Pellegrin, invece, si sofferma sull'affermazione di Aristotele secondo la quale il filosofo ritiene opportuno risolvere non tutte le aporie, ma solo quelle di cui si può mostrare la falsità a partire dai principi (Phys. I, 2, 185a14-16). Egli analizza l’esempio della quadratura del cerchio, la cui soluzione da parte di Antifonte non è considerata da Aristotele come una questione che debba essere affrontata dal geometra, al contrario della procedura per mezzo delle sezioni, la cui risoluzione è precisamente di competenza del geometra. Di qui, Pellegrin stabilisce un’analogia tra Parmenide e Melisso da un lato—i quali assumono che l’essere è uno e immobile—e Antifonte dall’altro lato—il quale cercò di risolvere il problema della quadratura del cerchio mediante l’iscrizione nel cerchio di poligoni regolari—procedura che per Aristotele non è accettabile dal punto di vista del geometra. Sia Mansion che Pellegrin riconoscono che la lettura secondo la quale Parmenide e Melisso avrebbero sì indagato sulla natura, ma avrebbero sollevato aporie che non riguardano la natura, si trova già in Porfirio e in Alessandro, come si desume dal testo di Simplicio. Nessuno dei due studiosi, tuttavia, ha presentato in dettaglio la discussione di Simplicio, che presenta diversi tratti interessanti e che vale la pena interpretare correttamente. Non solo perché Alessandro, tra le due interpretazioni possibili, sceglie quella secondo cui, per Aristotele, gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura, ma anche perché alla fine del suo commento Simplicio stesso sembra sfumare la radicalità della sua critica ad Alessandro e, quindi, anche della sua propensione a interpretare nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura. [introduction p. 537-539] |
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Cos\u00ec, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura.\r\nLungi dall\u2019essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura.\r\nQuest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, \u00e8 stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averro\u00e8 sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. 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