Note sulla chiusura della Scuola neoplatonica di Atene, 2002
By: Napoli, Valerio
Title Note sulla chiusura della Scuola neoplatonica di Atene
Type Article
Language Italian
Date 2002
Journal Schede Medievali
Volume 42
Pages 53-95
Categories no categories
Author(s) Napoli, Valerio
Editor(s)
Translator(s)
Secondo la lettura di Alain De Libera, l’“esilio” dei filosofi in Persia non segna la chiusura del conflitto tra l’ellenismo e il cristianesimo né la fine della filosofia («la filosofia è tutt'altro che morta a quest’epoca»), ma, al contrario, rappresenta l’evento che dà avvio a un movimento di trasferimento o di transfert della scienza – una traslazione degli studi o dei centri di studio – che durerà fino alla fine del Medioevo. L’esilio in questione, con cui la filosofia emigra – o pensa di emigrare – dall’Impero bizantino all’Impero sassanide per poi ritornare nell’Impero bizantino (in una translatio da Atene in Persia e dalla Persia a Harràn), costituisce una delle varie translations studiorum che si verificano tra l’antichità e il Medioevo e segna il perdurare, nella città di Harràn, in territorio bizantino, della filosofia pagana. In ogni caso, è possibile notare che, con i filosofi menzionati da Agazia (e forse con altri della stessa epoca non coinvolti nell’avventura persiana), ci troviamo di fronte all’ultima generazione di spicco dei filosofi pagani. Qualunque sia stata l’attività filosofica svolta dai neoplatonici dopo il loro ritorno dalla Persia, a Harràn o in qualche altra località, si può comunque constatare che Damascio (il quale probabilmente scrisse le sue opere prima del 529) e, se si vuole, qualche altro pensatore contemporaneo costituiscono gli ultimi filosofi pagani di rilievo. «[...] De fait – dichiara con decisione Henri Dominique Saffrey – après l’époque de Justinien, il n’y a plus eu de philosophes païens. Simplicius et les quelques-uns de la génération qui le suit, furent les derniers». Il pensiero pagano continuerà a vivere – al di là della possibile attività della comunità neoplatonica harraniana – in Oriente e in Occidente, in una complessa e intricata trama di ricezioni, influssi, fruizioni, letture, trasformazioni e suggestioni, nell’ambito del pensiero successivo nelle sue articolazioni arabo-islamica, greco-bizantina, latino-occidentale e altre. [conclusion p. 94-95]

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Note sulla chiusura della Scuola neoplatonica di Atene, 2002
By: Napoli, Valerio
Title Note sulla chiusura della Scuola neoplatonica di Atene
Type Article
Language Italian
Date 2002
Journal Schede Medievali
Volume 42
Pages 53-95
Categories no categories
Author(s) Napoli, Valerio
Editor(s)
Translator(s)
Secondo la lettura di Alain De Libera, l’“esilio” dei filosofi in Persia non segna la chiusura del conflitto tra l’ellenismo e il cristianesimo né la fine della filosofia («la filosofia è tutt'altro che morta a quest’epoca»), ma, al contrario, rappresenta l’evento che dà avvio a un movimento di trasferimento o di transfert della scienza – una traslazione degli studi o dei centri di studio – che durerà fino alla fine del Medioevo.

L’esilio in questione, con cui la filosofia emigra – o pensa di emigrare – dall’Impero bizantino all’Impero sassanide per poi ritornare nell’Impero bizantino (in una translatio da Atene in Persia e dalla Persia a Harràn), costituisce una delle varie translations studiorum che si verificano tra l’antichità e il Medioevo e segna il perdurare, nella città di Harràn, in territorio bizantino, della filosofia pagana.

In ogni caso, è possibile notare che, con i filosofi menzionati da Agazia (e forse con altri della stessa epoca non coinvolti nell’avventura persiana), ci troviamo di fronte all’ultima generazione di spicco dei filosofi pagani. Qualunque sia stata l’attività filosofica svolta dai neoplatonici dopo il loro ritorno dalla Persia, a Harràn o in qualche altra località, si può comunque constatare che Damascio (il quale probabilmente scrisse le sue opere prima del 529) e, se si vuole, qualche altro pensatore contemporaneo costituiscono gli ultimi filosofi pagani di rilievo.

«[...] De fait – dichiara con decisione Henri Dominique Saffrey – après l’époque de Justinien, il n’y a plus eu de philosophes païens. Simplicius et les quelques-uns de la génération qui le suit, furent les derniers». Il pensiero pagano continuerà a vivere – al di là della possibile attività della comunità neoplatonica harraniana – in Oriente e in Occidente, in una complessa e intricata trama di ricezioni, influssi, fruizioni, letture, trasformazioni e suggestioni, nell’ambito del pensiero successivo nelle sue articolazioni arabo-islamica, greco-bizantina, latino-occidentale e altre. [conclusion p. 94-95]

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