Title | Il De caelo di Aristotele e alcuni suoi commentatori: Simplicio, Averroè e Pietro d'Alvernia |
Type | Article |
Language | Italian |
Date | 2006 |
Journal | Quaestio |
Volume | 6 |
Pages | 524–549 |
Categories | no categories |
Author(s) | Musatti, Cesare Alberto |
Editor(s) | |
Translator(s) |
In aggiunta a questi va almeno ricordata l’edizione della traduzione latina dello pseudo-avicenniano Liber de caelo et mundo, parafrasi di alcune parti dei primi due libri del De caelo, tradotta in latino da Domenico Gundissalino e Giovanni di Spagna nel terzo quarto del XII secolo. Inizialmente confuso con lo stesso De caelo di Aristotele, il testo nel XIII secolo (all’incirca dal 1240 in poi) è stato attribuito quasi sempre ad Avicenna. Oggi invece, in virtù soprattutto della testimonianza del Catalogo (Kitāb al-Fihrist) di Ibn al-Nadīm, viene fatto il nome del celebre medico e traduttore Isḥāq ibn Ḥunayn come suo possibile autore. In merito a questa attribuzione bisogna tuttavia tenere presenti le osservazioni di Gutman (pp. XIII-XVII dell’introduzione all’edizione), il quale ha editato il testo sotto il nome dello Pseudo-Avicenna. Per quanto riguarda il commento di Simplicio sul De caelo, nel Medioevo si sono avute due traduzioni latine: una parziale (II libro e prologo del III) ad opera di Roberto Grossatesta, che Bossier data tra il 1235 e il 1253, e una completa di Guglielmo di Moerbeke, conclusa nel 1271. La traduzione di Grossatesta ci è conservata in un solo manoscritto (Oxford, Balliol College 99), e non sembra avere avuto un’ampia diffusione, mentre della traduzione completa di Guglielmo di Moerbeke attualmente sono conosciuti con certezza sei manoscritti. Se sembra da escludere qualsiasi ipotesi di una revisione da parte di Moerbeke della traduzione di Grossatesta del commento di Simplicio, ancora non definitivamente risolta è invece la questione se la traduzione moerbekana del De caelo di Aristotele sia o meno una revisione di quella incompleta del Grossatesta (II libro e prologo del III) che è presente in forma di lemmi nello stesso manoscritto che contiene il commento di Simplicio. Bossier considera «plus probable» l’opinione di D. J. Allan, secondo cui la traduzione di Moerbeke è indipendente da quella del Grossatesta, mentre Lacombe e Franceschini hanno ritenuto trattarsi di una revisione. L’esistenza di un manoscritto (Vat. lat. 2088) nel quale la traduzione del De caelo di Moerbeke risulta contaminata con quella di Grossatesta anche per alcune parti del primo libro lascia supporre che il Lincolniensis abbia tradotto anche quest’ultimo libro, e non solo il II e l’inizio del III. È stato infine ipotizzato che Grossatesta abbia tradotto anche il primo libro del commento di Simplicio. La traduzione del vescovo di Lincoln del II libro del De caelo è ora consultabile nell’Aristoteles Latinus Database, così come il testo della seconda recensione della traduzione di Guglielmo di Moerbeke al De caelo di Aristotele. Di quest’ultima traduzione esistono infatti tre recensioni differenti, di cui la seconda è la cosiddetta recensio vulgata. Il commento di Simplicio sul De caelo è stato scritto probabilmente intorno al 540. Prima di lui almeno due altri autori avevano dedicato un commento al testo aristotelico: Alessandro di Afrodisia e Temistio. Il commento di Alessandro di Afrodisia è andato perduto sia nel testo greco che nella traduzione araba di Abū Bishr Mattā ibn Yūnus. Molte notizie le possiamo trarre però dal commento di Simplicio, di cui il testo di Alessandro costituisce la fonte principale. Il commento di Alessandro viene citato anche nella parafrasi sul De caelo scritta da Temistio. Come per Alessandro di Afrodisia, il testo di Temistio è anch’esso andato perduto sia nell’originale greco che nella traduzione araba di Yaḥyā ibn ʿAdī. Si è salvato soltanto nella traduzione ebraica di quest’ultima compiuta nel 1284 da Zerahyah ben Isaac ben Shealtiel Gracian, e nella successiva versione latina del testo ebraico ad opera di Mosé Alatino nel 1574. È opportuno ricordare che, a differenza dei commenti di Alessandro di Afrodisia e di Temistio, il commento di Simplicio sul De caelo non è stato conosciuto dal mondo arabo. [introduction p. 525-526] |
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