Simplicio, Isnardi, la logica e il contesto, 1991
By: Mignucci, Mario
Title Simplicio, Isnardi, la logica e il contesto
Type Article
Language Italian
Date 1991
Journal Rivista di storia della filosofia
Volume 46
Issue 4
Pages 737-751
Categories no categories
Author(s) Mignucci, Mario
Editor(s)
Translator(s)
Mi sia consentita un’ultima osservazione prima di concludere. M.I.P. ritiene che non ci sia ombra di dubbio sul fatto che i dogmatici menzionati nel passo di Sesto siano gli Stoici. Nel mio lavoro ero molto più cauto e devo dire che lo sono ancora, dato che l’argomento terminologico addotto da M.I.P. in favore dell’identificazione è tutt’altro che convincente. Dalla semplice presenza di espressioni quali pros ti pôs echonta e hyparxis non si può inferire che il contenuto delle proposizioni in cui compaiono sia da attribuire agli Stoici. Ciò non tanto perché non è escluso che queste espressioni si trovassero già nella letteratura precedente, ma perché ai tempi di Sesto esse erano probabilmente entrate nella koine terminologica delle scuole e costituivano un patrimonio comune del linguaggio della filosofia. In effetti, Sesto non esita in [a] ad usare la contrapposizione stoica mentale-esistente per esprimere la sua tesi sulla natura della dimostrazione, una tesi che nessuno Stoico avrebbe potuto condividere. La stessa definizione di relativo attribuita da Sesto ai dogmatici potrebbe essere stata una versione della definizione peripatetica più o meno accettata da tutti. Quello che forse fa pensare che i dogmatici siano gli Stoici è che l’argomentazione di Sesto contro la dimostrazione di cui il passo che stiamo discutendo è una parte sembra essere prevalentemente diretta contro questa scuola. Ma anche se riconosciamo che i dogmatici in questione sono gli Stoici, ben poco si può ricavare dal testo di Sesto e non certo tutto quello che M.I.P. crede di scorgervi. Che cosa devo dire a conclusione? M.I.P. è una seria e profonda studiosa della filosofia antica. Dai suoi libri ho imparato moltissimo e le sono sinceramente grato per quei tesori di sapere che ella vi ha profuso e dei quali io e molti altri abbiamo potuto approfittare. Come tutti gli studiosi che lavorano e si impegnano attivamente nella ricerca, ella commette talvolta errori interpretativi. Perché si ostina a difenderli quando sono insostenibili? [conclusion p. 750-751]

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Simplicio, Isnardi, la logica e il contesto, 1991
By: Mignucci, Mario
Title Simplicio, Isnardi, la logica e il contesto
Type Article
Language Italian
Date 1991
Journal Rivista di storia della filosofia
Volume 46
Issue 4
Pages 737-751
Categories no categories
Author(s) Mignucci, Mario
Editor(s)
Translator(s)
Mi sia consentita un’ultima osservazione prima di concludere. M.I.P. ritiene che non ci sia ombra di dubbio sul fatto che i dogmatici menzionati nel passo di Sesto siano gli Stoici. Nel mio lavoro ero molto più cauto e devo dire che lo sono ancora, dato che l’argomento terminologico addotto da M.I.P. in favore dell’identificazione è tutt’altro che convincente.

Dalla semplice presenza di espressioni quali pros ti pôs echonta e hyparxis non si può inferire che il contenuto delle proposizioni in cui compaiono sia da attribuire agli Stoici. Ciò non tanto perché non è escluso che queste espressioni si trovassero già nella letteratura precedente, ma perché ai tempi di Sesto esse erano probabilmente entrate nella koine terminologica delle scuole e costituivano un patrimonio comune del linguaggio della filosofia.

In effetti, Sesto non esita in [a] ad usare la contrapposizione stoica mentale-esistente per esprimere la sua tesi sulla natura della dimostrazione, una tesi che nessuno Stoico avrebbe potuto condividere. La stessa definizione di relativo attribuita da Sesto ai dogmatici potrebbe essere stata una versione della definizione peripatetica più o meno accettata da tutti.

Quello che forse fa pensare che i dogmatici siano gli Stoici è che l’argomentazione di Sesto contro la dimostrazione di cui il passo che stiamo discutendo è una parte sembra essere prevalentemente diretta contro questa scuola. Ma anche se riconosciamo che i dogmatici in questione sono gli Stoici, ben poco si può ricavare dal testo di Sesto e non certo tutto quello che M.I.P. crede di scorgervi.

Che cosa devo dire a conclusione? M.I.P. è una seria e profonda studiosa della filosofia antica. Dai suoi libri ho imparato moltissimo e le sono sinceramente grato per quei tesori di sapere che ella vi ha profuso e dei quali io e molti altri abbiamo potuto approfittare. Come tutti gli studiosi che lavorano e si impegnano attivamente nella ricerca, ella commette talvolta errori interpretativi. Perché si ostina a difenderli quando sono insostenibili? [conclusion p. 750-751]

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