Title | Parmenide neoplatonico: intorno a un nuovo studio sulla presenza di Parmenide nel commento alla Fisica di Simplicio (Book discussion of: Ivan A. Licciardi, Parmenide tràdito, Parmenide tradìto nel commentario di Simplicio alla Fisica di Aristotele (Symbolon 42), Sankt Augustin, Academia Verlag, 2016) |
Type | Article |
Language | Italian |
Date | 2017 |
Journal | Méthexis |
Volume | 29 |
Issue | 1 |
Pages | 188-198 |
Categories | no categories |
Author(s) | Hoine, Pieter d’ |
Editor(s) | |
Translator(s) |
In conclusione, mi permetto ancora alcune osservazioni sulla forma di quest’opera. Benché Simplicio apprezzi la laconicità (cioè la famosa brachylogia) degli antichi, credo che nessuno abbia mai pensato che il commentatore tenti di imitarla. Anzi, i suoi commentari sono caratterizzati da una certa prolissità e da ripetizioni che non sempre sono necessitate da bisogni esegetici. Per di più, il filo conduttore delle sue analisi è spesso interrotto da discussioni dossografiche o da digressioni che sono sì interessanti, ma non sempre pertinenti all’esegesi del testo in considerazione. Temo che anche il commentario di Ivan Licciardi non sia del tutto privo di queste imperfezioni. Inoltre, penso che alcune scelte formali – come quella di presentare il greco non a fronte della traduzione, ma piuttosto di seguito, e quella di non usare note nella parte del commentario – non abbiano contribuito a rendere più facile la navigazione attraverso le ricche informazioni che questo libro offre. Sotto questi aspetti, il libro ha l’impronta di un’opera prima, ma va detto che nella sua premessa l’autore stesso se ne mostra ben conscio (p. 19). Esprimendo queste riserve, non ho l’intenzione di ridurre i meriti di questo studio né di sollevare dubbi sul contributo dato da questo libro alla nostra comprensione dei temi discussi. Il merito di questo libro è soprattutto quello di aver consentito una migliore comprensione del contesto storico e filosofico in cui e delle ragioni per cui Simplicio ci ha trasmesso Parmenide. Anche se questo libro può aiutare gli studiosi dei presocratici a contestualizzare la loro stessa interpretazione del filosofo di Elea, è soprattutto agli studi neoplatonici che l’autore contribuisce. Infatti, il Parmenide di Simplicio è innanzitutto un Parmenide neoplatonico. Il senso storico e critico moderno fanno sì che noi non abbiamo più a nostra disposizione quella chiave ermeneutica neoplatonica che consiste nel riferire contraddizioni apparenti a diversi piani della realtà presenti solo implicitamente nel pensiero degli autori che studiamo. Il nostro obiettivo non è più quello di difendere la fondamentale unità del pensiero antico contro i cristiani né quello di mostrare la verità eternamente infallibile del platonismo. Diversamente, pensiamo che sia più sensato rintracciare non solo i punti di accordo, ma anche le discordanze e le discontinuità nella storia del pensiero, in cui lo stesso Simplicio merita una posizione di rilievo. L’interpretazione simpliciana di Parmenide ha sì ‘salvato’ parecchie linee del Poema dall’oblio, ma il prezzo che l’Eleate ha pagato è stato quello di essere stato forzato, nelle parole di Licciardi, in una ‘griglia concettuale totalmente estranea alla logica del Poema’ (p. 43). L’ironia di questa vicenda è che sia stato proprio l’intento di Simplicio di coltivare l’amicizia con tutti i filosofi pagani ad averlo spinto, in fin dei conti, a tradire tutti. [conclusion p. 197-198] |
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