Title | La teoria della relazione nei commentatori neoplatonici delle "Categorie" di Aristotele |
Type | Article |
Language | Italian |
Date | 1983 |
Journal | Rivista critica di storia della filosofia |
Volume | 38 |
Issue | 3 |
Pages | 259-283 |
Categories | no categories |
Author(s) | Conti, Alessandro D. |
Editor(s) | |
Translator(s) |
Uno dei contributi particolari più rilevanti che i commentatori neoplatonici hanno recato allo sviluppo e alla sistemazione della dottrina categoriale aristotelica è senza dubbio quello relativo all'analisi della nozione di πρός τι. Essi, infatti, nel tentativo di fornire un'interpretazione del settimo capitolo delle Categorie che fosse (i) internamente coerente e (ii) solidale con la lettura generale del trattato, sono giunti a elaborare in forma sufficientemente compiuta un concetto di relazione analogo al moderno concetto di relazione binaria, del tutto assente, invece, negli scritti di Aristotele, che pare conoscere solo un non ben definito concetto di relativo (πρός τι). In altre parole: mentre lo Stagirita (i) operava con la sola nozione di relativo e (ii) concepiva i relativi — sotto l'influenza di evidenti suggestioni grammaticali — come le entità che corrispondono ai termini non assoluti del linguaggio (cioè non aventi significato se non in riferimento a un altro termine), i neoplatonici, al contrario, saranno in grado (i) di servirsi sia della nozione di relativo che di quella di relazione (σχέσις), e (ii) di concepire, in un certo qual modo, le relazioni come funzioni diadiche (o meglio, come una sorta di corrispettivo ontologico delle nostre funzioni diadiche) e i relativi come gli argomenti che tali funzioni soddisfano. Le precise scelte interpretative su alcuni problemi cruciali del trattato, e cioè: la valenza della tavola categoriale, la distinzione delle categorie, il tipo d'esistenza degli accidenti da una parte, e l'accettazione dell'idea, aristotelicamente corretta, che i πρός τι devono essere presi a coppie, dall'altra, sono gli elementi che hanno reso possibile ai neoplatonici la formulazione del concetto di relazione (binaria). Essi infatti ritenevano: che la tavola categoriale avesse una precisa valenza ontologica, ripartendo non solo nomi e concetti, ma anche cose; che la distinzione tra le dieci categorie fosse reale e non concettuale; che gli accidenti fossero forme inerenti alle sostanze. In conseguenza dei primi due punti, i neoplatonici erano indotti a difendere l'oggettività, la realtà e l'indipendenza della categoria dei πρός τι e dei suoi appartenenti, e a rifiutare, quindi, qualsiasi tentativo di interpretazione che volesse ridurla, direttamente o indirettamente, alle altre categorie. D'altra parte, concepire gli accidenti come forme inerenti alle sostanze equivaleva a considerare il rapporto tra ciascun genere degli accidenti e la sostanza alla stregua di quello della qualità, e quindi secondo il modello qualità-cosa qualificata. Così, nel caso dei πρός τι, i neoplatonici pensavano che l'entità "padre" fosse un'entità composta di una sostanza e di una certa forma accidentale, la paternità, ad essa inerente, non diversamente da come "bianco" è un'entità composta da una sostanza e dalla forma della bianchezza. Per avere un concetto corretto di relazione bastava, a questo punto, assumere, coerentemente con l'idea che i πρός τι vanno presi a coppie, che la caratteristica peculiare di queste particolari forme accidentali fosse quella di riferirsi e collegare tra loro due entità distinte. Scrive, ad esempio, Simplicio: «È proprio soltanto della relazione il sussistere una in molti enti, cosa che non capita a nessuna delle altre categorie» (Simplicio, In Cat., p. 161, 6-8). E si legge in Olimpiodoro: «Infatti nei relativi una è la relazione, ma distinte le entità che l'accolgono» (Olimpiodoro, In Cat., p. 97, 30-1). Su queste nuove basi concettuali, i commentatori neoplatonici potranno sviluppare una teoria dei πρός τι sufficientemente omogenea e coerente nelle sue linee più generali, che adopereranno come modello interpretativo della confusa dottrina aristotelica. In questo modo, essi riusciranno a presentare quest'ultima come un sistema sostanzialmente compiuto e ordinato. E anzi, i punti e gli elementi incongrui che ancora vi sopravviveranno saranno dovuti più a un evidente desiderio di giustificare e spiegare comunque — per lo meno parzialmente se non in toto — le affermazioni dello Stagirita, che a delle effettive carenze nella teoria da essi elaborata. [introduction p. 259-263] |
Online Resources | https://uni-koeln.sciebo.de/s/9gdQy8F1p83C8kj |
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