Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia, 2017
By: Cardullo, R. Loredana
Title Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia
Type Article
Language Italian
Date 2017
Journal PEITHO / EXAMINA ANTIQUA
Volume 1
Issue 8
Pages 391-408
Categories no categories
Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
The aim of this paper is to highlight the decisive contribution of Simplicius and Philoponus to the resolution of the problem of evil in Neoplatonism. A correct and faithful interpretation of the problem, which also had to agree with Plato’s texts, became particularly needed after Plotinus had identified evil with matter, threatening, thus, the dualistic position, which was absent in Plato. The first rectification was made by Proclus with the notion of parhypostasis, i.e., “parasitic” or “collateral” existence, which de-hypostasized evil, while at the same time challenging the Plotinian theory that turned evil into a principle that was ontologically opposed to good. In light of this, the last Neoplatonic exegetes, Simplicius and Philoponus, definitely clarified the “privative” role of kakon, finally relieving matter from the negative meaning given to it by Plotinus and restoring metaphysical monism. [Author's abstract]

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La Νοερὰ θεωρία di Giamblico, come Chiave di Lettura delle Categorie di Aristotele: alcuni esempi, 1997
By: Cardullo, R. Loredana
Title La Νοερὰ θεωρία di Giamblico, come Chiave di Lettura delle Categorie di Aristotele: alcuni esempi
Type Article
Language Italian
Date 1997
Journal Syllecta Classica
Volume 8
Pages 79-94
Categories no categories
Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
A conclusione di questa parziale indagine sull’esegesi giamblichea delle Categorie, possiamo affermare come proprio questo approccio più intellettivo, più noetico, che Simplicio definisce noera theoria, sia ciò che ci consente di contraddistinguere in modo emblematico l’interpretazione di Giamblico da quelle di altri commentatori. I contesti da noi esaminati ci hanno dato l’opportunità di confrontare, sia pure per sommi capi, alcuni parametri esegetici propri di Giamblico con alcune interpretazioni di Porfirio, da un lato, e di Siriano dall’altro. Certamente, un esame più completo della fonte simpliciana ci permetterebbe di formulare giudizi più precisi in proposito. Tuttavia, già dai contesti qui analizzati è emersa con evidenza l’assoluta diversità dell’esegesi giamblichea rispetto a quella porfiriana delle Categorie. Porfirio, infatti, esamina con particolare cura i lemmi del trattato commentato, sottoponendo ogni singola espressione, ogni singola parola, a un esame che è prima di tutto filologico, poi filosofico, ma sempre circoscritto all’ambito logico-linguistico nel quale esso si trova e rientra. L’esegesi di Giamblico, invece, mira a collegare in maniera inscindibile l’ambito della speculazione logico-linguistica a quello della riflessione metafisica, trasponendo i principi e le leggi dell’uno nell’altro dominio, e viceversa, al fine di rendere chiara l’analogia e la partecipazione vigente tra i vari livelli della realtà, considerati platonicamente come ordinati in senso gerarchico e strettamente collegati secondo un rapporto di immagine e modello, o di principio e principìato. Ma l’esegesi di Giamblico si distingue anche da quella di un suo successore e per molti versi seguace, Siriano di Atene, la cui esegesi si colloca comunque in larga misura sulla stessa falsariga dell’interpretazione metafisica del maestro di Siria. Nonostante i diversi punti di contatto tra Giamblico e Siriano, emerge infatti una differenza sostanziale tra i due esegeti, che dipende in larga misura dal diverso atteggiamento che ciascuno di essi manifesta nei confronti di Aristotele. Siriano, infatti, appare meno preoccupato di Giamblico dall’esigenza di conciliare aristotelismo e platonismo, e ciò lo porta a dare probabilmente un’interpretazione più obiettiva—e perciò stesso più critica e spesso polemica—delle teorie logiche di Aristotele. Giamblico, invece, utilizza espressioni e concezioni aristoteliche in chiave neoplatonica, per dimostrare in ultima analisi come l’aristotelismo, se correttamente interpretato, possa accordarsi col platonismo, anche nelle sue concezioni metafisiche. Ed è anche a questo scopo che Giamblico dà del primo trattato dell’Organon, classicamente inteso come il più antiplatonico dello Stagirita, un’esegesi più speculativa, atta a dimostrare come anche le teorie aristoteliche più squisitamente logiche possano trovare applicazione nella metafisica platonica e rappresentare per essa degli strumenti argomentativi e dimostrativi di importanza e validità fondamentali. [conclusion p. 93-94]

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Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia, 2017
By: Cardullo, R. Loredana
Title Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia
Type Article
Language Italian
Date 2017
Journal PEITHO / EXAMINA ANTIQUA
Volume 1
Issue 8
Pages 391-408
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Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
The aim of this paper is to highlight the decisive contribution of Simplicius and Philoponus to the resolution of the problem of evil in Neoplatonism. A correct and faithful interpretation of the problem, which also had to agree with Plato’s texts, became particularly needed after Plotinus had identified evil with matter, threatening, thus, the dualistic position, which was absent in Plato. The first rectification was made by Proclus with the notion of parhypostasis, i.e., “parasitic” or “collateral” existence, which de-hypostasized evil, while at the same time challenging the Plotinian theory that turned evil into a principle that was ontologically opposed to good. In light of this, the last Neoplatonic exegetes, Simplicius and Philoponus, definitely clarified the “privative” role of kakon, finally relieving matter from the negative meaning given to it by Plotinus and restoring metaphysical monism. [Author's abstract]

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La Νοερὰ θεωρία di Giamblico, come Chiave di Lettura delle Categorie di Aristotele: alcuni esempi, 1997
By: Cardullo, R. Loredana
Title La Νοερὰ θεωρία di Giamblico, come Chiave di Lettura delle Categorie di Aristotele: alcuni esempi
Type Article
Language Italian
Date 1997
Journal Syllecta Classica
Volume 8
Pages 79-94
Categories no categories
Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
A conclusione di questa parziale indagine sull’esegesi giamblichea delle Categorie, possiamo affermare come proprio questo approccio più intellettivo, più noetico, che Simplicio definisce noera theoria, sia ciò che ci consente di contraddistinguere in modo emblematico l’interpretazione di Giamblico da quelle di altri commentatori. I contesti da noi esaminati ci hanno dato l’opportunità di confrontare, sia pure per sommi capi, alcuni parametri esegetici propri di Giamblico con alcune interpretazioni di Porfirio, da un lato, e di Siriano dall’altro. Certamente, un esame più completo della fonte simpliciana ci permetterebbe di formulare giudizi più precisi in proposito. Tuttavia, già dai contesti qui analizzati è emersa con evidenza l’assoluta diversità dell’esegesi giamblichea rispetto a quella porfiriana delle Categorie.

Porfirio, infatti, esamina con particolare cura i lemmi del trattato commentato, sottoponendo ogni singola espressione, ogni singola parola, a un esame che è prima di tutto filologico, poi filosofico, ma sempre circoscritto all’ambito logico-linguistico nel quale esso si trova e rientra. L’esegesi di Giamblico, invece, mira a collegare in maniera inscindibile l’ambito della speculazione logico-linguistica a quello della riflessione metafisica, trasponendo i principi e le leggi dell’uno nell’altro dominio, e viceversa, al fine di rendere chiara l’analogia e la partecipazione vigente tra i vari livelli della realtà, considerati platonicamente come ordinati in senso gerarchico e strettamente collegati secondo un rapporto di immagine e modello, o di principio e principìato.

Ma l’esegesi di Giamblico si distingue anche da quella di un suo successore e per molti versi seguace, Siriano di Atene, la cui esegesi si colloca comunque in larga misura sulla stessa falsariga dell’interpretazione metafisica del maestro di Siria. Nonostante i diversi punti di contatto tra Giamblico e Siriano, emerge infatti una differenza sostanziale tra i due esegeti, che dipende in larga misura dal diverso atteggiamento che ciascuno di essi manifesta nei confronti di Aristotele. Siriano, infatti, appare meno preoccupato di Giamblico dall’esigenza di conciliare aristotelismo e platonismo, e ciò lo porta a dare probabilmente un’interpretazione più obiettiva—e perciò stesso più critica e spesso polemica—delle teorie logiche di Aristotele. Giamblico, invece, utilizza espressioni e concezioni aristoteliche in chiave neoplatonica, per dimostrare in ultima analisi come l’aristotelismo, se correttamente interpretato, possa accordarsi col platonismo, anche nelle sue concezioni metafisiche.

Ed è anche a questo scopo che Giamblico dà del primo trattato dell’Organon, classicamente inteso come il più antiplatonico dello Stagirita, un’esegesi più speculativa, atta a dimostrare come anche le teorie aristoteliche più squisitamente logiche possano trovare applicazione nella metafisica platonica e rappresentare per essa degli strumenti argomentativi e dimostrativi di importanza e validità fondamentali. [conclusion p. 93-94]

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