Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia, 2017
By: Cardullo, R. Loredana
Title Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia
Type Article
Language Italian
Date 2017
Journal PEITHO / EXAMINA ANTIQUA
Volume 1
Issue 8
Pages 391-408
Categories no categories
Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
The aim of this paper is to highlight the decisive contribution of Simplicius and Philoponus to the resolution of the problem of evil in Neoplatonism. A correct and faithful interpretation of the problem, which also had to agree with Plato’s texts, became particularly needed after Plotinus had identified evil with matter, threatening, thus, the dualistic position, which was absent in Plato. The first rectification was made by Proclus with the notion of parhypostasis, i.e., “parasitic” or “collateral” existence, which de-hypostasized evil, while at the same time challenging the Plotinian theory that turned evil into a principle that was ontologically opposed to good. In light of this, the last Neoplatonic exegetes, Simplicius and Philoponus, definitely clarified the “privative” role of kakon, finally relieving matter from the negative meaning given to it by Plotinus and restoring metaphysical monism. [Author's abstract]

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Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19, 2014
By: Licciardi, Ivan Adriano, Cardullo, R. Loredana (Ed.), Iozzia, Daniele (Ed.)
Title Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19
Type Book Section
Language Italian
Date 2014
Published in ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti
Pages 537-549
Categories no categories
Author(s) Licciardi, Ivan Adriano
Editor(s) Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele
Translator(s)
L'obiettivo che mi propongo di raggiungere in questa mia indagine è duplice: da un lato, cercherò di comprendere il posizionamento di Simplicio in merito a una delicata questione ermeneutica, sollevata da due linee interpretative differenti. L'esegesi del passo aristotelico in questione è considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall’altro lato, mi adopererò per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio. Preciso subito che non ricercherò di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrerò piuttosto sull’interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica. La critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 è nota per la sua problematicità, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato è che indagare se l’essere è uno e immobile non è indegno della natura, e che, comunque, non lo è se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico. In particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche più recenti, cioè quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe—ed è così interpretata dalla quasi totalità dei traduttori moderni della Fisica aristotelica—che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Così, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura. Lungi dall’essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura. Quest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, è stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averroè sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. Mansion, per giustificare la sua interpretazione, si richiama prevalentemente alle traduzioni arabe, da cui derivano le versioni latine di Gerardo da Cremona e di Michele Scoto. Pellegrin, invece, si sofferma sull'affermazione di Aristotele secondo la quale il filosofo ritiene opportuno risolvere non tutte le aporie, ma solo quelle di cui si può mostrare la falsità a partire dai principi (Phys. I, 2, 185a14-16). Egli analizza l’esempio della quadratura del cerchio, la cui soluzione da parte di Antifonte non è considerata da Aristotele come una questione che debba essere affrontata dal geometra, al contrario della procedura per mezzo delle sezioni, la cui risoluzione è precisamente di competenza del geometra. Di qui, Pellegrin stabilisce un’analogia tra Parmenide e Melisso da un lato—i quali assumono che l’essere è uno e immobile—e Antifonte dall’altro lato—il quale cercò di risolvere il problema della quadratura del cerchio mediante l’iscrizione nel cerchio di poligoni regolari—procedura che per Aristotele non è accettabile dal punto di vista del geometra. Sia Mansion che Pellegrin riconoscono che la lettura secondo la quale Parmenide e Melisso avrebbero sì indagato sulla natura, ma avrebbero sollevato aporie che non riguardano la natura, si trova già in Porfirio e in Alessandro, come si desume dal testo di Simplicio. Nessuno dei due studiosi, tuttavia, ha presentato in dettaglio la discussione di Simplicio, che presenta diversi tratti interessanti e che vale la pena interpretare correttamente. Non solo perché Alessandro, tra le due interpretazioni possibili, sceglie quella secondo cui, per Aristotele, gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura, ma anche perché alla fine del suo commento Simplicio stesso sembra sfumare la radicalità della sua critica ad Alessandro e, quindi, anche della sua propensione a interpretare nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura. [introduction p. 537-539]

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In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico.\r\nIn particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche pi\u00f9 recenti, cio\u00e8 quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe\u2014ed \u00e8 cos\u00ec interpretata dalla quasi totalit\u00e0 dei traduttori moderni della Fisica aristotelica\u2014che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Cos\u00ec, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura.\r\nLungi dall\u2019essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura.\r\nQuest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, \u00e8 stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averro\u00e8 sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. 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ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti, 2014
By: Cardullo, R. Loredana (Ed.), Iozzia, Daniele (Ed.)
Title ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti
Type Edited Book
Language Italian
Date 2014
Publication Place Acireale - Rom
Publisher Bonanno
Series Analecta humanitatis. Collana del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Catania diretta da Santo Di Nuovo
Volume 29
Categories no categories
Author(s)
Editor(s) Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele
Translator(s)

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Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia, 2017
By: Cardullo, R. Loredana
Title Il male come "privazione". Simplicio e Filopono in difesa della materia
Type Article
Language Italian
Date 2017
Journal PEITHO / EXAMINA ANTIQUA
Volume 1
Issue 8
Pages 391-408
Categories no categories
Author(s) Cardullo, R. Loredana
Editor(s)
Translator(s)
The aim of this paper is to highlight the decisive contribution of Simplicius and Philoponus to the resolution of the problem of evil in Neoplatonism. A correct and faithful interpretation of the problem, which also had to agree with Plato’s texts, became particularly needed after Plotinus had identified evil with matter, threatening, thus, the dualistic position, which was absent in Plato. The first rectification was made by Proclus with the notion of parhypostasis, i.e., “parasitic” or “collateral” existence, which de-hypostasized evil, while at the same time challenging the Plotinian theory that turned evil into a principle that was ontologically opposed to good. In light of this, the last Neoplatonic exegetes, Simplicius and Philoponus, definitely clarified the “privative” role of kakon, finally relieving matter from the negative meaning given to it by Plotinus and restoring metaphysical monism. [Author's abstract]

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Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19, 2014
By: Licciardi, Ivan Adriano, Cardullo, R. Loredana (Ed.), Iozzia, Daniele (Ed.)
Title Una polemica filologica di Simplicio contro Alessandro di Afrodisia su Aristotele, Phy. 1.2, 185A17-19
Type Book Section
Language Italian
Date 2014
Published in ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti
Pages 537-549
Categories no categories
Author(s) Licciardi, Ivan Adriano
Editor(s) Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele
Translator(s)
L'obiettivo che mi propongo di raggiungere in questa mia indagine è duplice: da un lato, cercherò di comprendere il posizionamento di Simplicio in merito a una delicata questione ermeneutica, sollevata da due linee interpretative differenti. L'esegesi del passo aristotelico in questione è considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall’altro lato, mi adopererò per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio.
Preciso subito che non ricercherò di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrerò piuttosto sull’interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica.
La critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 è nota per la sua problematicità, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato è che indagare se l’essere è uno e immobile non è indegno della natura, e che, comunque, non lo è se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico.
In particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche più recenti, cioè quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe—ed è così interpretata dalla quasi totalità dei traduttori moderni della Fisica aristotelica—che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Così, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura.
Lungi dall’essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura.
Quest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, è stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averroè sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. Mansion, per giustificare la sua interpretazione, si richiama prevalentemente alle traduzioni arabe, da cui derivano le versioni latine di Gerardo da Cremona e di Michele Scoto. Pellegrin, invece, si sofferma sull'affermazione di Aristotele secondo la quale il filosofo ritiene opportuno risolvere non tutte le aporie, ma solo quelle di cui si può mostrare la falsità a partire dai principi (Phys. I, 2, 185a14-16). Egli analizza l’esempio della quadratura del cerchio, la cui soluzione da parte di Antifonte non è considerata da Aristotele come una questione che debba essere affrontata dal geometra, al contrario della procedura per mezzo delle sezioni, la cui risoluzione è precisamente di competenza del geometra.
Di qui, Pellegrin stabilisce un’analogia tra Parmenide e Melisso da un lato—i quali assumono che l’essere è uno e immobile—e Antifonte dall’altro lato—il quale cercò di risolvere il problema della quadratura del cerchio mediante l’iscrizione nel cerchio di poligoni regolari—procedura che per Aristotele non è accettabile dal punto di vista del geometra.
Sia Mansion che Pellegrin riconoscono che la lettura secondo la quale Parmenide e Melisso avrebbero sì indagato sulla natura, ma avrebbero sollevato aporie che non riguardano la natura, si trova già in Porfirio e in Alessandro, come si desume dal testo di Simplicio. Nessuno dei due studiosi, tuttavia, ha presentato in dettaglio la discussione di Simplicio, che presenta diversi tratti interessanti e che vale la pena interpretare correttamente. Non solo perché Alessandro, tra le due interpretazioni possibili, sceglie quella secondo cui, per Aristotele, gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura, ma anche perché alla fine del suo commento Simplicio stesso sembra sfumare la radicalità della sua critica ad Alessandro e, quindi, anche della sua propensione a interpretare nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura.
[introduction p. 537-539]

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L'esegesi del passo aristotelico in questione \u00e8 considerata da alcuni come filosoficamente indegna della natura oppure no; dall\u2019altro lato, mi adoperer\u00f2 per mettere in luce un aspetto del metodo con cui Simplicio affronta l'interpretazione di Aristotele, ponendo particolare attenzione alla terminologia e al fine della quale egli si confronta con altri esegeti aristotelici, in particolare con Alessandro di Afrodisia e con Porfirio.\r\nPreciso subito che non ricercher\u00f2 di risolvere la questione concernente il senso aristotelico, al quale intendo dedicare uno studio a parte, ma mi concentrer\u00f2 piuttosto sull\u2019interpretazione di Simplicio, il quale ricorre frequentemente a questione ermeneutiche al fine di ricostruire il senso genuino del testo di Aristotele. Mi limito dunque a presentare molto brevemente il problema inerente al testo della Fisica.\r\nLa critica che Aristotele muove agli Eleati in Fisica I, 2 \u00e8 nota per la sua problematicit\u00e0, che riguarda non soltanto le argomentazioni che vengono addotte contro Parmenide e Melisso, ma anche lo statuto complessivo della critica stessa (Phys. I, 2, 184b25-185a14). Aristoteles affermato \u00e8 che indagare se l\u2019essere \u00e8 uno e immobile non \u00e8 indegno della natura, e che, comunque, non lo \u00e8 se presupposto dalla fisica aristotelica, che studia enti molteplici e numerosi soggetti al divenire. In questo contesto, la formulazione testuale assume un'importanza fondamentale per la corretta comprensione del pensiero aristotelico.\r\nIn particolare, la frase trasmessa nelle edizioni critiche pi\u00f9 recenti, cio\u00e8 quelle di Ross e di Carteron, con la punteggiatura che ho sopra riportato, significherebbe\u2014ed \u00e8 cos\u00ec interpretata dalla quasi totalit\u00e0 dei traduttori moderni della Fisica aristotelica\u2014che gli Eleati non avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che riguardano la natura e, dunque, la sua scienza. Tuttavia, ci sono interpreti che intendono questa stessa frase in modo diverso, spostando la virgola che nelle edizioni di Ross e di Carteron si legge dopo il secondo ou, prima di questa negazione. Cos\u00ec, il testo risulterebbe nel senso che gli Eleati avrebbero indagato sulla natura e tuttavia avrebbero sollevato problemi che non riguardano la natura.\r\nLungi dall\u2019essere un problema ozioso, la diversa lettura della punteggiatura solleva un dubbio teorico di grande importanza. Ponendo la virgola prima o dopo la negazione ou, infatti, il senso del passo aristotelico risulta ribaltato: secondo la prima lettura, Parmenide e Melisso non sarebbero, secondo Aristotele, dei fisici; mentre secondo la seconda lettura, essi, al contrario, sarebbero filosofi che hanno indagato a pieno titolo sulla natura.\r\nQuest'ultimo modo di intendere il passo aristotelico, contrario a quello comunemente adottato, \u00e8 stato assunto in passato da diversi interpreti. Tra questi, sia Averro\u00e8 sia Tommaso d'Aquino hanno inteso che gli Eleati abbiano indagato sulla natura; tra i moderni, Augustin Mansion e Pierre Pellegrin. 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ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti, 2014
By: Cardullo, R. Loredana (Ed.), Iozzia, Daniele (Ed.)
Title ΚΑΛΛΟΣ ΚΑΙ ΑΡΕΤΗ. Bellezza e virtù. Studi in onore die Maria Barbanti
Type Edited Book
Language Italian
Date 2014
Publication Place Acireale - Rom
Publisher Bonanno
Series Analecta humanitatis. Collana del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Catania diretta da Santo Di Nuovo
Volume 29
Categories no categories
Author(s)
Editor(s) Cardullo, R. Loredana , Iozzia, Daniele
Translator(s)

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